E’ un volo obliquo la luce di quest’ora che i cani raduna ad amari richiami, quando vorresti attendere qualcuno a dividere un sorso e una canzone.
Giugno ha sguardi caldi e tenere lusinghe, lingue di fuoco per noi rimasti nudi a contemplare il tempo che ci avanza.
Una cieca ragione ci spinge alla carezza che ancora ci sorprende, alla bugia che ci aiuta a smemorarci del nodo che s'aggiunge alla lunga catena delle assenze.
Oh come il miele vischiose quelle labbra canto di vasta pena a suscitare. Hanno del marmo il freddo sepolcrale della conchiglia la dura concrezione. Spuma che si dissolve al vento il loro bugiardo palpitare.
Una sera di tango- rosso sui violini bianco il vestito dell'attore le tue parole -Jorge Borges spade a ferire le stelle. La notte è lama arrugginita ansia d'antico e nuvola che copre il sogno dell'estate. Lontana la vita- fiore umido che non adorna il petto vento che si raggruma in nostalgia d'abbracci. Non luci né alberi né folla solo una voce che affonda le sue unghie scavando le ferite più nascoste. Un canto che sommuove le foglie di sommacco -un canto cieco per Palermo in scena sorriso nudo a graffiare gli occhi.
L’anima naviga acque agitate (o placide) in cerca di un altrove ma è dura ogni volta la partenza nel respiro del vento nemico Ali di albatro e voli d’aironi sfruttano il passaporto per il mare. In quale oceano si sono inabissati i tesori di zaffiro e granato? A quale bucaniere hanno affidato il comando del vascello pirata? Alba di sfatte labbra si consuma, notte di cera scioglie i nastri azzurri del mattino. La nave è sottomessa all’orizzonte albero e vele abbracciano la brezza.
Ora nel tuo giardino gli angeli hanno soffiato i colori della notte. La rosa è impallidita malgrado le tue dita si feriscano nell’amoroso gesto della consolazione. Da qualche parte -ai piedi di un ulivo o di una siepe adusta- hai sotterrato mucchi di carta frusta che ti furono vita. E in quel silenzio la verità è un’ombra che si disegna e fugge. Non so a quale specchio mirarmi per coglierla nell’ambiguo attimo in cui fiera risplende. Cantasse ancora per me in queste stanze mute che una crudele luce inonda e scolorisce.