
Ora nel tuo giardino
gli angeli hanno soffiato
i colori della notte.
La rosa è impallidita
malgrado le tue dita
si feriscano
nell’amoroso gesto
della consolazione.
Da qualche parte
-ai piedi di un ulivo
o di una siepe adusta-
hai sotterrato
mucchi di carta frusta
che ti furono vita.
E in quel silenzio
la verità è un’ombra
che si disegna e fugge.
Non so a quale specchio
mirarmi per coglierla
nell’ambiguo attimo
in cui fiera risplende.
Cantasse ancora per me
in queste stanze mute
che una crudele luce
inonda e scolorisce.
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