Allontana i tuoi passi
dalla mia notte,
rauco Orfeo,
non ti voltare
se la mia voce ti chiama
e ti lusinga.
Se mi guardi
é cenere il mio sangue,
i miei piedi
un blocco di cemento.
Ho contato mille volte
gli aironi
oltre la roccia scura
che mi bendava gli occhi
e ho cercato la luce
nel ricordo del canto
che mi spezzava il cuore.
Ma seppi troppo tardi
che non fu amore
a spingerti
nel fuoco del mio inferno
e questo andare avanti
senza ali,
questo precederti cieco
nella solitudine
é la condanna che predissero
gli aruspici rivoltando
viscere d'agnello
accanto alla mia culla.
Il mio lamento é muto
non pretende pietà
né la dispensa.
Dirotta la tua voce
ad altri orecchi.
Che mi si tolgano
tutti e cinque i sensi,
che mi si lasci errare
per le vie del buio,
prima di morire una volta
ancora nell'illusione
di essere raggiunta.
Poesie pubblicate nel 2000
giovedì 8 maggio 2008
mercoledì 7 maggio 2008
ASSENZA
Forse é naturale consegna
quest'assenza che nessuno reclama
l'ombra solo a me visibile
negli occhi di chi mi parla
L'azzurro é svolato
verso cieli che ignoro
la notte é segreto
che taglia il respiro
Ovunque la pena
Attendere lune chiare
fra i rami secchi del platano
mentre tu navighi altre barche
e tendi a svalutare
l'oro del mio cuscino
Svegliarsi e sentire
la vita che torna
un grembo profondo
per nascere ancora
quest'assenza che nessuno reclama
l'ombra solo a me visibile
negli occhi di chi mi parla
L'azzurro é svolato
verso cieli che ignoro
la notte é segreto
che taglia il respiro
Ovunque la pena
Attendere lune chiare
fra i rami secchi del platano
mentre tu navighi altre barche
e tendi a svalutare
l'oro del mio cuscino
Svegliarsi e sentire
la vita che torna
un grembo profondo
per nascere ancora
martedì 6 maggio 2008
CANTO MINIMO
Ora che la vita stride nelle ossa
dal tempo infradicite
la viola incide l'arco minimale
del canto che vorrebbe lievitare.
E l'accompagna un suono ch'è d'incanto
un incendio che esplode e si fa verso.
Venne sull'ala ubriaca della notte
la voglia di cantare
e fu subito festa,
distesa geometria di voli
impennati all'albero più alto,
un gioco pazzo
di cui t'accorgi tardi e che tradisce,
segreto che ti sguscia dalle mani
prima dell'allegria, prima del sogno.
Abiti la più nuda fra le case,
vesti la più impossibile menzogna
e ti fai strada chiusa,
anello inciso di desideri e date,
età del disincanto,
stella che irradia inutili bagliori,
profeta di stagioni di declino.
dal tempo infradicite
la viola incide l'arco minimale
del canto che vorrebbe lievitare.
E l'accompagna un suono ch'è d'incanto
un incendio che esplode e si fa verso.
Venne sull'ala ubriaca della notte
la voglia di cantare
e fu subito festa,
distesa geometria di voli
impennati all'albero più alto,
un gioco pazzo
di cui t'accorgi tardi e che tradisce,
segreto che ti sguscia dalle mani
prima dell'allegria, prima del sogno.
Abiti la più nuda fra le case,
vesti la più impossibile menzogna
e ti fai strada chiusa,
anello inciso di desideri e date,
età del disincanto,
stella che irradia inutili bagliori,
profeta di stagioni di declino.
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