Ora che la vita stride nelle ossa
dal tempo infradicite
la viola incide l'arco minimale
del canto che vorrebbe lievitare.
E l'accompagna un suono ch'è d'incanto
un incendio che esplode e si fa verso.
Venne sull'ala ubriaca della notte
la voglia di cantare
e fu subito festa,
distesa geometria di voli
impennati all'albero più alto,
un gioco pazzo
di cui t'accorgi tardi e che tradisce,
segreto che ti sguscia dalle mani
prima dell'allegria, prima del sogno.
Abiti la più nuda fra le case,
vesti la più impossibile menzogna
e ti fai strada chiusa,
anello inciso di desideri e date,
età del disincanto,
stella che irradia inutili bagliori,
profeta di stagioni di declino.
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